Archivio di Ottobre 2007

Eolico, fonte non affidabile

Lunedì 22 Ottobre 2007

Previsione di produzione energia eolica molto affidabileAttualmente c’è molta confusione sull’affidabilità delle diverse fonti di energia elettrica. E’ necessario evidenziare che c’è una differenza radicale tra il concetto di variabilità e quello di inaffidabilità.

Nessuna centrale è in grado di funzionare di continuo senza mai fermarsi. Molte fonti definite affidabili come ad esempio le centrali nucleari soffrono di interruzioni inaspettate quando ad esempio i reattori devono essere spenti, spesso e con poco preavviso, per manutenzione essenziale alla sicurezza.

Una inaffidabilità del genere è difficile da paragonare alla variabilità dell’energia eolica, così come le quantità di energia coinvolte sono generalmente maggiori. Per paragone, considerando la variazione totale di energia eolica distribuita su scala nazionale, questa risulta nettamente inferiore all’interruzione di una centrale nucleare. Il vento infatti non smette di soffiare mai contemporanemanete su tutta l’Italia! Ai livelli di penetrazione previsti per l’eolico nella prossima decade sul territorio nazionale, questa variabilità sarà ulteriormente ridotta sul sistema della rete elettrica.

Essendo poi le diverse reti nazionali interconnesse, il problema della variabilità sussiste ancora di meno. Visitando il sito della Energinet , si può seguire in tempo reale come l’energia si muove attraverso la rete Danese e potreste stabilire quanto vento c’è in questo momento in Danimarca in base a quanta energia questa vende ai suoi paesi confinanti.

Un grande vantaggio dell’energia eolica è poi che la risorsa vento è disponibile maggiormente nei mesi più freddi dell’anno, quando la domanda di energia è maggiore.

Bisogna dire poi che esistono sistemi di previsione molto avanzati che permettono a chi gestisce la rete elettrica di prevedere con anticipo di ore e giorni quale sarà l’andamento della produzione di enegia eolica su tutto il territorio nazionale, e di gestire così di conseguenza la variabilità intrinseca di questa fonte. Stabilire se produrre di più con altre fonti che permettono una facile gestione come ad esempio l’idroelettrico e le biomasse e pianificare gli import/export.

E’ vero che non potremo mai provvedere a tutti i nostri bisogni energetici con le turbine eoliche, ma usiamo tecnologie di accumulo, come ad esempio quello idrico per garantire la necessaria continuità. Come in grandi batterie, con i surplus di energia viene pompata acqua in bacini posti più in alto, quando necessaria poi, utilizzata per produrre energia facendola ricadere, come ad esempio l’Enel fa Presenzano in provincia di Caserta.

In futuro poi l’idrogeno potenzialmente offre un nuovo modo di accumulare l’energia. Gli eccessi di energia eolica potrebbero essere usati per produrre idrogento tramite elettrolisi, e quando necessario trasformarlo nuovamente in energia grazie alle celle a combustibile.

Il Sud Italia è una regione estremamente ventilata, abbiamo un grande potenziale che aspetta di essere utilizzato. In futuro tutti i nostri consumi elettrici potranno essere soddisfatti da un mix di fonti rinnovabili complementari, cercando un equilibrio tra l’eolico, il solare, le biomasse e le energie dal mare.

Share This Post

L’atteggiamento del pubblico verso l’energia eolica

Giovedì 18 Ottobre 2007

Titolo originale: Public Attitudes Toward Wind Power – Traduzione di Fabrizio Bottini tratta da Eddyburg

Autore:
Una panoramica degli studi
Gli studi sugli atteggiamenti del pubblico nei confronti dell’energia eolica sono di tipo molto diverso. Spesso questi studi non sono stati condotti con criteri scientifici, ed esiste poco coordinamento tra di loro. Questo rende difficile compiere un’analisi tra i vari contesti nazionali. Le indagini sull’argomento sono state condotte a partire dagli anni ’90 principalmente in paesi come Gran Bretagna, USA, Canada, Svezia, Germania, Olanda, Danimarca. Il presente studio farà una sintesi delle principali conclusioni che è possibile trarre sulla base delle ricerche disponibili. Si noterà, comunque, che esiste una differenza fra l’opposizione agli impianti come atteggiamento negativo, e l’opposizione come comportamento di resistenza contro nuovi insediamenti. Questo studio si concentra sugli atteggiamenti generali e locali verso l’energia eolica, e verso specifici impianti.

Le fonti di energia rinnovabili
Le fonti di energia rinnovabile hanno maggiore credibilità nei confronti del pubblico di quanto non avvenga per quelle non rinnovabili, come combustibili fossili o energia nucleare. Negli USA un sondaggio di opinione nazionale del 1995 ha mostrato che il 42% degli americani ritiene che le fonti di energie rinnovabili come solare, eolica, geotermia, biocombustibili e idroelettrica, dovrebbero essere prioritarie nei finanziamenti federali per la ricerca e sviluppo nel settore energetico. I combustibili fossili e il nucleare, le fonti che forniscono la maggior parte di energia negli USA, vengono per ultime, con il 7 e 9 per cento.
In Danimarca sono state poste le stesse domande. Anche qui l’atteggiamento verso le energie rinnovabili è positivo. A un campione rappresentativo di danesi è stato chiesto se le fonti rinnovabili dovessero avere maggior priorità nelle politiche energetiche nazionali. Secondo il risultato dei questionari, quattro su cinque danesi pensano che le energie rinnovabili debbano avere priorità. Solo il 9 per cento non la pensa così. Non c’è dubbio che le fonti rinnovabili oggi siano considerate una fonte evoluta di produzione energetica. Dietro al termine “energie rinnovabili” c’è comunque una varietà di tecniche di generazione. È quindi interessante indagare se quella di origine eolica gode di un particolare ampio sostegno del pubblico.

L’energia eolica
Un questionario distribuito in Canada chiedeva a un campione rappresentativo di cittadini se avrebbero gradito vedere l’autorità energetica provinciale conferire priorità alla produzione elettrica a generazione eolica. Secondo questo sondaggio il 79% del canadesi ritiene che l’energia generata dal vento debba avere priorità a livello nazionale. La stessa tendenza è osservabile in un sondaggio danese. Ai danesi è stato chiesto se il paese dovesse mirare ad un uso più ampio dell’energia eolica. L’82 per cento della popolazione era favorevole a più energia dal vento. Un’indagine fatta in Olanda ha mostrato la stessa tendenza. L’80% della popolazione olandese era favorevole all’energia eolica, il 5% si opponeva ad essa, e il 15% era neutrale. Gli stessi risultati sono stati ottenuti nel Regno Unito. Qui sono stati condotti dal 1990 al 1996 tredici studi, e anche qui otto su dieci intervistati sostengono l’energia eolica. Quindi, sia alle fonti rinnovabili in generale, che all’energia eolica in particolare, è conferita più credibilità che non alle fonti non rinnovabili come combustibili fossili e nucleare.

Caratteristiche dei favorevoli e contrari
Questo paragrafo si concentra sulle caratteristiche degli atteggiamenti nei confronti di energia e impianti eolici. Questi diversi atteggiamenti sono stati oggetto di varie indagini nel corso degli anni.
Le persone prive di esperienza specifiche con l’energia eolica credono che il rumore sia più forte, rispetto a chi realmente abita vicino alle turbine. I maschi credono che siano più rumorose di quanto non ritengano le femmine. Le persone di mezza età in generale sono più critiche degli altri gruppi di età. Altri risultati dell’indagine danese sono: le donne preferiscono gruppi di 2-8 turbine rispetto a impianti più grandi e rotori isolati; gli uomini preferiscono gruppi di 10-50 turbine rispetto a installazioni singole e parchi più ampi. Gli oppositori valutano l’estetica locale in termini più alti di quanto non facciano per il clima o ad esempio i rischi dell’energia nucleare. Come mostrano sia gli studi americani che quelli svedesi, l’accettazione delle pale in movimento è più alta di quella degli impianti fermi quando non generano energia. Una ricerca sul problema del rumore in Danimarca, Olanda e Germania mostra che il disturbo causato dalle turbine tocca molto poche persone, e il livello di disturbo è pochissimo correlato all’effettivo livello sonoro dei particolari impianti. Invece, il disturbo è connesso ad altre cause, come l’atteggiamento negativo nei confronti delle turbine a vento. L’indagine danese mostra che chi è favorevole alle energie rinnovabili e all’eolico in particolare ha anche un atteggiamento più positivo verso gli impianti locali, li trova meno rumorosi e invadenti nel paesaggio.
Anche se sembra che la percezione individuale di rumori e impatti visivi sia determinata da fattori diversi rispetto all’effettivo livello sonoro e quantità di impianti, ciò non significa che il problema del rumore e degli effetti visivi debba essere trattato in modo superficiale. La scelta delle località deve tener conto di questi aspetti. Ciò probabilmente ridurrà al minimo l’atteggiamento negativo verso specifici progetti.
In una sintesi di ricerche britanniche, vengono analizzati gli argomenti caratteristici a favore e contro l’energia eolica.

Il profilo di chi dice NO
… le energie rinnovabili non possono risolvere i nostri problemi energetici … le turbine a vento sono inaffidabili e dipendono dall’intensità del vento … l’energia eolica è costosa … le turbine a vento rovinano il paesaggio … le turbine sono rumorose

Il profilo di chi dice SI
… l’energia rinnovabile è davvero un’alternativa ad altre fonti … la teoria del mutamento climatico deve essere presa sul serio … l’energia eolica è illimitata, a differenza dei combustibili fossili … l’energia dal vento non inquina … l’energia eolica è sicura

I due profili illustrano bene perché si continua a dibattere sull’energia eolica. Si possono trovare argomenti sia pro che contro, senza il sostegno di fatti. Sono invece gli atteggiamenti ad essere basati su convinzioni e valori individuali. Il fatto che le turbine a vento deturpino o arricchiscano il paesaggio, è una questione di gusti. Se il costo dell’energia eolica è a buon mercato o dispendioso dipende, pure, da quanto si valuta il clima globale, e se si crede nella teoria dell’effetto serra.

Lo studio sul caso di Sydthy
L’ultimo studio condotto in Danimarca sul comune di Sydthy mostra alcuni risultati interessanti. Sydthy ha 12.000 abitanti, e più del 98% dell’energia elettrica consumata è fornita da impianti eolici. Ciò significa che Sydthy è uno dei posti del mondo con la più alta concentrazione di turbine a vento. Il sondaggio di opinione a Sydthy mostra che le persone con un alto livello di conoscenze sulla produzione di energia e le fonti rinnovabili tendono ad essere più positive rispetto all’eolico, di chi ha poche conoscenze.
La distanza dalla turbina più vicina non influenza l’atteggiamento delle persone verso l’eolico in generale. Questo indica che chi vive vicino agli impianti non considera rumori e impatti visivi un problema significativo. Di fatto chi vive più vicino di 500 metri ad una turbina tende ad essere più positivo nei riguardi delle turbine, di chi abita più lontano.
Questa tendenza si conferma se si incrociano gli atteggiamenti verso le turbine a vento in generale con il numero di esse visibile dall’abitazione degli intervistati. Ancora, non emerge uno schema chiaro. Ma le persone che possono vedere fra 20 e 29 turbine tendono ad essere più positive rispetto all’energia eolica di chi ne riesce a vedere solo un piccolo numero. Questo indica, ancora, che la quantità di turbine a vento nell’ambiente locale non influenza negativamente l’atteggiamento delle persone nei confronti dell’energia eolica.
In Danimarca esiste una tradizione di cooperative per l’energia eolica, dove un gruppo di persone condivide un impianto di generazione. Da questo punto di vista il comune di Sydthy è piuttosto unico, con il 58% delle famiglie con una o più partecipazioni in una turbina di proprietà cooperativa. Per quanto riguarda l’atteggiamento generale verso le turbine a vento, il quadro è chiaro. Le persone che possiedono quote sono significativamente più positive di chi non ha interessi economici in materia. I membri delle cooperative del vento sono più propensi ad accettare che si realizzi una turbina nei paraggi.
Chi vive nella zona urbana (definita dai limiti di velocità) tende ad essere più negativo di chi abita in area rurale. Un spiegazione di questo fenomeno può essere che le persone di città hanno un’immagine più romantica della campagna, mentre chi abita in campagna ha un rapporto più pratico con la natura, in quanto risorsa da utilizzare a scopi produttivi.
Nel comune di Sydthy quattro su cinque persone non si ritengono per nulla disturbate dal rumore delle turbine. Come previsto, più lontano abitano da esse, meno subiscono inconvenienti relativi al rumore. Lo studio su Sydthy conferma anche i precedenti risultati degli studi danesi, sulle persone di mezza età come quelle che trovano il rumore più snervante. Gli uomini avvertono il rumore delle turbine più delle donne, e più positivo l’atteggiamento verso l’energia eolica, meno il disturbo percepito. Va ricordato che molte delle turbine di Sydthy sono progettate secondo i livelli di rumorosità ammessi negli anni ’80, e non dei più silenziosi modelli attuali.

Not In My Backyard
C’è una grossa differenza, fra l’energia eolica come idea generale, e le turbine a vento come strutture accettabili nel paesaggio. Come abbiamo visto, le persone sostengono l’idea generale delle energie rinnovabili e di quella eolica. Ma quando si passa a progetti concreti per il territorio locale, l’accettazione sembra scomparire. Questo è definito la sindrome del “ Not In My Back Yard” o, in breve, la sindrome NIMBY. La teoria di base è che le persone sostengono l’energia eolica a livello astratto, ma mettono in discussione specifici progetti locali a causa delle temute conseguenze riguardo principalmente al rumore e agli impatti visivi. La sindrome di NIMBY non è caratteristica degli impianti eolici. Si verifica in molte altre situazioni. Nuove strade, ponti, gallerie, ospedali, aeroporti, impianti nucleari e altre strutture per la produzione di energia, tutti incontrano resistenze a livello delle comunità locali.
Nel Regno Unito sono state effettuate parecchie indagini prima/dopo l’installazione. In un rapporto di ricerca commissionato da BBC Wales, è stato calcolato il sostegno del pubblico locale per l’energia eolica in genere e per tre particolari parchi di turbine, prima e dopo l’impianto.
L’indagine mostra che solo una su cinque persone è in genere contro lo sviluppo dell’energia eolica in Galles, e sette su dieci sostengono gli impianti. Il livello di sostegno generale quindi è più o meno identico a quello di Danimarca e Olanda. Contemporaneamente, alle persone è stata chiesta anche un’opinione prima e dopo la costruzione delle tre wind farms.
Inizialmente, solo il 40% sosteneva i tre progetti, contro il 70% che in generale era favorevole allo sviluppo dell’energia eolica in Galles. In altre parole siamo di fronte a una reazione NIMBY per quanto riguarda specifici impianti di energia eolica. Chi si opponeva ai progettati impianti citava tre motivi per essere contrario. Il principale era la preoccupazione per il rumore. Tre su quattro persone fra quelle contrarie alle turbine citavano il rumore. Le altre due ragioni erano l’interferenza visiva e quella dei campi elettromagnetici. Dopo il completamento dei tre progetti, la BBC Wales ha di nuovo posto le domande sugli atteggiamenti nei confronti delle wind farms.
Se paragoniamo i risultati di prima con quelli di dopo le realizzazioni delle turbine, lo schema appare chiaro. In tutti e tre i casi le persone favorevoli superano quelle contrarie sia prima che dopo. Anche il 36,2% del totale della popolazione che si dichiara non sicuro o non interessato ai progetti prima della realizzazione, sembra spostarsi verso un sostegno dopo l’attuazione (l’indagine contempla solo gli spostamenti netti). Ancora, uno su quattro non approva i progetti.
Un costruttore olandese di impianti eolici, la Energy Connection, ha rilevato lo stesso atteggiamento in Olanda. Qui, come abbiamo detto prima, l’accettazione dell’energia eolica è alta. Ma su specifici progetti il tasso di approvazione sembra abbassarsi nella fase di progettazione e costruzione. Dopo la realizzazione il consenso sembra aumentare avvicinandosi ai livelli di prima.
Le conclusioni sonora sono che l’accettazione da parte del pubblico dell’energia eolica è molto elevata. Essa cade, ad ogni modo, quando si invade il “cortile” degli interessati. Ma il consenso sembra aumentare anche nel territorio locale, dopo l’installazione delle turbine. D’altra parte, che non è favorevole alle energie rinnovabili in generale tende a trovare gli impianti eolici meno accettabili quando si tratta di impatti visivi e acustici. Una sintesi di sondaggi mostra un’altra caratteristica interessante. La comparazione fra atteggiamenti del pubblico in zone con presenza di impianti eolici, e in altre che ne sono prive suggerisce che gli atteggiamenti verso impianti concreti sono di maggiore accettazione in zone che ne hanno già esperienza, di quanto non accada dove non esiste alcuna esperienza. Ciò vuol dire che la sindrome di NIMBY sembra avere le manifestazioni più forti dove non esiste o esiste scarsa conoscenza dell’energia eolica. Questa conclusione indica che l’accettazione da parte del pubblico dell’energia eolica cresce col crescere del livello di informazione. In Cornovaglia si è verificato un significativo mutamento di atteggiamenti da parte dei residenti nell’area della wind farm, prima e dopo la costruzione. In generale la popolazione è diventata più favorevole all’energia eolica. Il 27% delle persone interrogate ha cambiato il proprio atteggiamento da quando le turbine sono in funzione. Di questi, nove su dieci sono diventati favorevoli all’uso dell’energia eolica.
Questa spiegazione basata sull’idea di NIMBY è stata messa in discussione da molti studi. Anche se molti atteggiamenti individuali nei confronti degli impianti locali possono essere descritti come NIMBYismo, ciò sembra essere un fattore minoritario per la maggioranza di chi si oppone ai progetti.
Nell’ultima indagine, nella regione del Friesland, agli olandesi residenti è stato chiesto se volevano più turbine a vento nella specifica zona, e se sostenevano un uso più intensivo dell’energia eolica nel resto del Friesland. Il 61% non obiettava a più turbine in Friesland, purché non fossero collocate nel loro “cortile”. Il 15% non voleva più turbine in generale nella regione. Questa distribuzione dei risultati non differisce in modo significativo dagli studi precedenti. Il fatto interessante di questa indagine, è che agli intervistati è stato anche chiesto se potessero accettare più turbine nella propria zona. Sorprendentemente il 66% erano favorevoli ad accettare altre turbine nella comunità locale, e il 18% era contrario. Ovvero c’erano più persone (5% in più) disposte ad accettare nuove turbine nel proprio “cortile”, di quanti ne accettassero di più nel resto della regione. Questi risultati indicano che esistono variabili nascoste, diverse dall’atteggiamento NIMBY, che condizionano il rapporto dell’opinione pubblica con l’energia eolica a livello locale.
The NIMBY-explanation is probably a too simplistic way of seeing people’s attitudes. There has to be focused on other explanations if public attitude shall be described in a more sophisticated manner. The mentioned study (Wolsink, 1996) concludes, that people in areas with significant public resistance to wind projects are not against the turbines themselves, they are primarily against the people who want to build the turbines. Often the local people are kept out of the decision making process. Some have hostile attitudes against the developers, the bureaucracy or the politicians on beforehand. Those factors have a significant effect on public attitudes in a specific area. Attitudes towards concrete projects are site specific. They are primarily formed by the interaction with central actors and the extent of involvement of local interests are a major explanatory factor.
Anche uno studio recente condotto in Germania mette in discussione l’ipotesi della sindrome NIMBY. Le dimensioni dell’impianto di turbine influenzano in modi non significativi l’atteggiamento del pubblico nei confronti di un progetto. Ciò indica che gli impatti reali legati alle dimensioni dell’impianto, come le trasformazioni del paesaggio, hanno effetti relativamente piccoli sugli atteggiamenti verso specifiche installazioni. La dimensione quindi dice poco rispetto all’atteggiamento. Lo studio conclude invece che, sull’atteggiamento del pubblico nei confronti del progetto, hanno una significativa influenza quelli verso chi lo realizza, i decisori locali, il processo complessivo di decisione. Contemporaneamente, lo studio suggerisce che un approccio partecipativo al progetto di localizzazione ha effetti positivi sull’opinione pubblica, e conduce a una diminuzione delle resistenze. Quello che conta è coinvolgere la popolazione locale nella procedura di localizzazione, entro processi di piano trasparenti, e con un alto livello informativo.

Le persone vogliono essere coinvolte
Lo studio sulla zone del Friesland conferma queste conclusioni. Più dell’85% della popolazione desidera essere tenuta informata sui progetti di nuovi impianti eolici. Il 60% ritiene che diffondere informazioni sia compito dell’amministrazione municipale. Un altro 5% pensa che sia compito dell’autorità provinciale. Solo il 13% crede che tocchi ai mezzi di comunicazione. Nella realtà, le persone di solito traggono le proprie informazioni dai rapporti personali e dai media. Il 49% afferma che andrebbe alle assemblee pubbliche, se fossero tenute. Quindi, esiste una grossa differenza tra il modo in cui le persone vorrebbero essere informate, e il modo in cui funzionano davvero le cose. Un recente studio tedesco rivela che in meno del 50% dei progetti di impianti eolici nel paese, agli abitanti è stata data l’opportunità di esprimere la propria opinione nella fase di piano. E solo nell’8% dei casi in cui gli abitanti sono stati sentiti, i costruttori hanno tenuto assemblee pubbliche di informazione. In un caso su tre l’opinione pubblica ha avuto un’influenza concreta sul processo di localizzazione, caratteristicamente attraverso la possibilità garantita dalla legge di presentare osservazioni formali.
Se si vogliono ridurre al minimo le opposizioni, tutte le parti in causa devono avere effettiva opportunità di influenzare un progetto. Le decisione prese sopra la testa delle popolazioni locali sono il modo più diretto per generare proteste. Restano da vedere, sondaggi a livello internazionale che esaminino approfonditamente questi problemi.

Conclusioni
In tutti i paesi, sia il sostegno del pubblico per le energie rinnovabili che per l’energia eolica in particolare è molto elevato. A livello astratto, circa l’80% della popolazione sostiene l’energia eolica, secondo le indagini esaminate in questo studio. A livello locale il sostegno nelle aree dove operano impianti eolici è egualmente elevato. Ovvero, quattro su cinque persone tendono ad approvare gli impianti, sia in generale che nelle zone che hanno esperienze in proposito. Ciò però non significa che non si manifestino proteste. Basta un oppositore impegnato, ad esempio, per attivare una causa legale contro un’autorizzazione di impianto. Questa è una delle ragioni per cui i conflitti, nei casi di impianti eolici, sono diventati la regola anziché l’eccezione. La carenza di comunicazione fra chi abita dove sarà realizzato un impianto e chi lo vuole realizzare, le burocrazie locali, l’ambito della decisione politica, sembra il perfetto catalizzatore per trasformare lo scetticismo locale in azioni concrete contro progetti specifici. Al contrario, informazione e dialogo sono la strada per l’accettazione.

Share This Post

La Danimarca, patria dell’eolico

Giovedì 18 Ottobre 2007

Vista da una turbina eolica - DanimarcaPrima della crisi energetica del 1976, in Danimarca le energie rinnovabili contribuivano con meno del 2% al totale dei consumi energetici e, nel 1999 si è arrivati a circa il 10%. Gli obiettivi ufficiali riportavano il raggiungimento del 20% di energia prodotta da rinnovabili nel 2003. Il totale dei consumi energetici nel 1999 era di 843 PJ ed il totale della produzione di energia da fonti rinnovabili nel 1999 era di 83 PJ. Questo trend positivo fu dovuto ad una progressiva politica verso le rinnovabili durante gli anni 80 e 90 prima grazie al partito conservatore/liberale e poi negli anni novanta al governo social democratico. In tutto il periodo c’è stata una “maggioranza verde” in parlamento che ha dato forma alla pianificazione ed alla legislazione necessaria. Oggi le principali forme di energie rinnovabili utilizzate sono: rifiuti, legno, biomassa e vento.

Contesto legale
Le leggi che maggiormente hanno aiutato lo sviluppo del mercato dell’eolico sono state quelle denominate “feed in”. Queste leggi sono state in vigore fino al primo gennaio 2000, esse prevedevano un prezzo di 0.08 €/kWh ed erano basate su due principi: Il prezzo minimo garantito per l’elettricità ed il diritto alla connessione in rete ed obbligo di acquisto di tutta l’elettricità da fonte rinnovabile. I progetti esistenti mantenevano queste tariffe per 12000 ore di pieno carico (circa 6 anni) e dopo 10 anni il prezzo diventava quello del mercato elettrico più un certificato di energia rinnovabile.

2003: Anno della liberalizzazione del mercato elettrico
Il primo gennaio 2003 è stato introdotto il libero mercato elettrico in Danimarca. Dal primo gennaio 2000 fino a questo giorno, alcuni accordi mantennero il prezzo fisso e l’accesso alla rete, ma dal primo gennaio 2003 queste condizioni sono cambiate per i nuovi progetti. Il parlamento danese ha concordato un prezzo minimo di 0.0035 €/kWh ed un prezzo massimo di 0.0048 €/kWh per tutti i nuovi progetti.

Impatto della pianificazione

La pianificazione comunale e regionale ha giocato un importante ruolo nella promozione e nell’assicurare spazio all’energia eolica in Danimarca. Uno dei principali punti su cui si è concentrato il sistema di pianificazione Danese è stato controllare e concentrare le turbine sul territorio. In generale molte municipalità preferivano parchi di turbine al posto di singole turbine o gruppi di 2-3 turbine. Pertanto molte persone sono andate incontro alle autorità di pianificazione centrale perché altrimenti non avrebbero potuto ottenere l’autorizzazione per una turbina locale.

Quadro finanziario
Parchi eolici in DanimarcaGli investimenti locali venero tenuti in notevole considerazione in tutti i settori, ma principalmente in quello dell’energia decentralizzata. “Sistemi decentralizzati” sono considerati l’energia eolica, i “villaggi energetici”, le cooperative di alloggio, il biogas, il riscaldamento solare, il fotovoltaico etc. Rifiuti e biomassa invece sono inceneriti in impianti centralizzati. L’investimento locale e cooperativo fu strettamente legato al settore dell’energia eolica. Nel 2002 si è raggiuse la quota dei 2465 MW: il 58% dei quali posseduto da locali, principalmente agricoltori con una singola turbina, il 26% da cooperative ed il restante 15% da grandi società. L’eolico nel 2002 copriva circa il 14% dei consumi totali di energia elettrica. Dal 1995 la maggior parte delle turbine fu installata da cooperative. All’inizio queste erano organizzate come società per azioni a responsabilità limitata. La legislazione fiscale rese ciò difficile, pertanto molte cooperative oggi sono organizzate come associazioni, il che significa che le turbine sono personalmente possedute da tutti gli azionisti. Le associazioni hanno responsabilità illimitata e ciò comporta determinate esigenze nello sviluppo di progetti. Questa condizione allontana molte persone, spaventate dalle ripercussioni della responsabilità illimitata. Ma il rischio è minimizzato dall’abilità di non contrarre debito, garantita dallo stesso statuto delle associazioni che inoltre sancisce la necessità di un’adeguata assicurazione sui progetti.

Questa sicuramente è una restrizione finanziaria, ma è necessaria per assicurarsi la fiducia dei soci e ridurre il loro rischio. L’autorità suprema dell’associazione è l’assemblea dei soci, ciò però comporta lentezza nelle decisioni se non è tutto ben preparato. Dopo il 1995 insieme alle associazioni, anche gli agricoltori con singole turbine presero il controllo del mercato. Avvenne per più ragioni: le grandi turbine diventavano più economiche ed era più facile per uno sviluppatore proporre e vendere una singola turbina ad un agricoltore. Il processo di autorizzazione era molto difficile e ciò promosse l’installazione di singole turbine. Le statistiche sulle risorse finanziarie sono rare. La maggior parte di queste singole turbine sembrava essere finanziata con prestiti ordinari ed alcuni progetti erano finanziati con ipoteche. Per quanto riguarda le associazioni, la maggior parte dei soci pagava la propria quota in contanti e circa il 10% di questi aveva contratto un debito per poterla pagare. In Danimarca è ormai pratica usuale contrarre un tale debito. L’attuale mercato libero dell’energia, dall’inizio del 2003 ha invece reso molto più difficile finanziare nuovi progetti.

Contesto Sociale
In generale, la partecipazione ed il finanziamento locale per le energie rinnovabili è stato molto incentivato e promosso dalla politica, dalla cultura e dalla storia Danese. Dal 1975, una strategia di informazione attiva ha giocato un ruolo fondamentale nell’assicurare la partecipazione locale. Questa strategia è stata sviluppata dalle Scuole superiori locali, dagli uffici locali per l’Energia, dall’Organizzazione per le energie rinnovabili (OVE), dai Folkcenter, dall’associazione Danese per l’Energia Eolica ed è stata supportata da fondi dell’Agenzia Danese per l’Energia.

Background Storico del movimento delle cooperative
N.F.S. Grundtvig, nato nel 1783, è il padre del movimento delle cooperative. Egli fu un importante teologo, autore e poeta, credeva che ognuno può e deve fare cose che corrispondono al proprio background ed alla propria storia. In accordo con il suo insegnamento, il suo obiettivo era svegliare la coscienza individuale nazionale ed il proprio senso di identità. Ciò guidò ed indirizzò le persone nella consapevolezza che ognuno era capace di cambiare la propria condizione di vita. Le persone furono ispirate dalle sue parole a costruire tante scuole superiori in tutta la nazione. Gli agricoltori ebbero una educazione e successivamente gran parte dell’agricoltura Danese e dell’industria ad essa connessa si organizzò in forma cooperativistica. Questo è il background storico del moderno movimento di cooperative eoliche e del coinvolgimento di attori locali nel business dell’eolico.

Investimento locale nell’energia eolica: L’evoluzione
Come precedentemente menzionato, il sistema del prezzo minimo garantito dell’energia fu il principale motivo della crescita della proprietà locale di turbine eoliche e del loro locale finanziamento. Nella legislazione originale, il principio fondante consisteva prima nel coinvolgimento finanziario delle persone che vivevano nei pressi delle turbine e successivamente nel coinvolgimento di persone esterne per quote relative ai propri consumi. Ai contadini era consentito di installare una turbina nei propri terreni. L’intenzione era di creare un crescente coinvolgimento popolare nello sviluppo dell’energia eolica danese. Oggi, questa prospettiva non è parte della politica danese. La riforma fiscale del 1993 ha favorito lo sviluppo di parchi posseduti da singoli imprenditori e sfavorito quelli delle cooperative. Inoltre ha permesso per un periodo di comprare terreni su cui era possibile installare turbine ed aggiungerli a possedimenti di singoli imprenditori, facendo perdere ai locali il diritto di rivendicare la partecipazione agli utili dei parchi eolici. L’entità delle azioni passò da 9000 kWh per famiglia fino a 30000 kWh a persona maggiorenne che viveva nella proprietà. Dal 2001 scomparvero le regole sulla proprietà e tutti, quindi anche investitori esteri, potevano possedere parchi eolici in Danimarca in accordo con le politiche di globalizzazione e liberalizzazione.

Tratto dal progetto Predac

Traduzione a cura di Francesco Paraggio

Share This Post

Le turbine rovinano il paesaggio

Giovedì 18 Ottobre 2007

Pesaggio eolicoQuesto è un problema estremamente soggettivo. Essere visibile non necessariamente coincide con l’essere intrusivo. Mentre alcune persone esprimono preoccupazione circa gli effetti delle turbine eoliche sulla bellezza del paesaggio, altre le considerano eleganti , belle e simbolo di un futuro migliore e meno inquinato. Il paesaggio in cui viviamo è largamente antropizzato ed in continua evoluzione; in confronto ad altre forme di produzione di energia come il nucleare, il carbone, i rigassificatori e le centrali a turbogas, l’eolico ha un impatto minore su di esso.

Guarda che scempio!Un aumento nell’utilizzo di fonti rinnovabili ed un maggior uso di energia eolica significherà che avremo più strutture visibili nel paesaggio urbano e naturale, ma la maggior parte delle organizzazioni ambientaliste internazionali come ad esempio il WWF o GreenPeace credono che abbiamo bisogno di queste forme di produzione di energia per garantire il fabbisogno energetico delle nostre vite. Se non scegliamo fonti di energia rinnovabili, i cambiamenti climatici altereranno in maniera radicale ed irreversibile la maggior parte del nostro paesaggio così come le forme di vita animale e vegetale da esso ospitate.

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha pubblicato delle linee guida la cui lettura può essere utile a capire quali sono le innumerevoli attenzioni che chi sviluppa parchi eolici segue per un corretto inserimento delle turbine nel paesaggio italiano.

Share This Post

I turisti odiano le turbine

Mercoledì 17 Ottobre 2007

Eolico a CopenhagenNon c’è nessuna prova che i parchi eolici siano un deterrente per i turisti, infatti molte centrali eoliche sono di per sè delle attrazioni turistiche. Gli esempi sono innumerevoli e non necessariamente oltralpe.

In Italia ad Albanella, in provincia di Salerno, il parco eolico è utilizzato come scenario di concerti ed è stato creato un museo su questa tecnologia tanto discussa.

In Trentino Alto Adige poi è possibile partecipare a visite guidate su diversi impianti a fonti rinnovabili grazie all’ammirabile iniziativa enertour promossa da Tis Innovation Park, che inoltre ha pubblicato anche una guida turistica dedicata a tali impianti.

In Inghilterra invece, la prima centrale eolica commerciale a Cornwall ha ospitato 350000 visitatori nei suoi primi 8 anni di vita. E’ stato aperto un centro sull’energia nei suoi pressi nel 2001 che ha ospitato 50000 visitatori nel primo anno.

A Swaffham, Norfolk ancora in Inghilterra, i turisti fanno la fila per salire su di una turbina e godersi il panorama.

In Scozia, la Market Opinion Research Institute ha realizzato un sondaggio sul rapporto turismo e parchi eolici nell’area di Argyll. 80% dei turisti intervistati dicono che sarebbero stati interessati a visitare la centrale eolica se ci fosse stato un centro aperto al pubblico.

In Danimarca infine molte agenzie turistiche organizzano visite guidate in barca al parco eolico offshore Middlegrunden a Copenhagen di fronte alla sirenetta, maggiore meta turistica del paese.

Share This Post