Le turbine eoliche sono rumorose

26 Giugno 2008

Turbina eolica nei pressi di un edificio

A quanto pare però le turbine eoliche moderne sono molto silenziose! Grazie agli sviluppi della tecnologia, parchi eolici ben progettati e ben posizionati possono essere infatti sufficientemente sileziosi da non disturbare le persone che vivono a poche centinaia di metri da essi.

A queste distanze il rumore è ben coperto da quello naturale del vento che attraversa gli alberi e la vegetazione. Per proteggere i residenti da ogni forma di disturbo eccessiva, l’installazione di turbine, così come quella di ogni altro complesso industriale, deve sottostare a dei ristrettivi standard di rumorosità ed ai piani di zonizzazione acustica comunale.

Dopo aver letto esagerate dichiarazioni sulla stampa, le persone che visitano parchi eolici sono però spesso sorprese da quanto le turbine siano silenziose.

Lo Scottish Executive public opinion survey è una delle tante dimostrazioni che le preoccupazioni circa il rumore delle turbine eoliche sono spesso prive di fondamento.

Prima della costruzione dei parchi eolici pianificati in Scozia fu effettuato uno studio; il 12% delle persone che vivevano nei pressi dei parchi eolici in progetto sono preoccupate del loro rumore, dopo la realizzazione del parco eolico, quando le persone hanno avuto l’esperienza del parco eolico in funzione, solo l’1% continua a pensare che queste siano rumorose.

traduzione di Francesco Paraggio tratto da Yes2Wind

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Parco eolico di Paderborn

5 Aprile 2008

parco eolico paderborn

Situazione geografica, contesto e origine del progetto

Parco Eolico di Paderborn

Modello di turbina

VESTAS V-66

Potenza

1650 kW

Altezza del mozzo

76 m

Turbine installate

11

Capacità installata

18,2 MW

Collaudo

Novembre 2000

Investimenti totali

18.838.300 €

Energia prodotta in un anno

31350 MWh

Coefficiente specifico d’investimento

0,60 € /(kWha)

Numero d’investitori

91

Il parco eolico di Paderborn ha una potenza di circa 18,2 MW. Il progetto consiste di 11 turbine VESTAS V-66 ognuna con una potenza di 1,65 MW situate vicino a Paderborn nella regione Nordreno-Westfalia. Questo parco eolico è nato dall’iniziativa locale di un gruppo di sviluppatori ed è posseduto da 91 azionisti. La struttura e l’organizzazione della proprietà sono descritti di seguito. Il collaudo è stato effettuato nel novembre 2000, mentre il contesto economico del progetto è stato dato dall’attuale Atto Tedesco sulle Fonti di Energia Rinnovabile (REL).

L’area di Paderborn è una delle più ventilate dell’entroterra in Nordreno-Westfalia. In quest’areasi trova un’elevata concentrazione di turbine. Gli abitanti del posto sono ben informati sull’energia eolica ed il consenso locale è alto. Molte delle turbine e dei parchi eolici della regione di Paderborn sono stati sviluppati secondo piani di consultazione locale. L’energia eolica è diventata un fattore economico, ed ha incrementato notevolmente l’occupazione locale. Le autorità locali si sanno orientare nella pianificazione dell’eolico sul territorio.

Quadro legale e schema di investimento

Quadro legale

Per rendere possibile uno sviluppo pacifico, i proponenti del parco eolico a Paderborn hanno per prima cosa fondato una associazione di proprietari terrieri in modo da far loro stabilire poche regole per considerare e risolvere le questioni di tutte le persone coinvolte nel progetto. Un importante passo nell’organizzazione è stato realizzato distribuendo equamente i contratti di affitto dei terreni in relazione ai metri quadrati delle proprietà. In questo modo, ogni proprietario terriero, ha potuto partecipare alle entrate, indipendentemente dal fatto che una turbina venga o meno eretta sul suo pezzo di terra. In questo modo sono stati evitati conflitti di quartiere. Il processo di organizzazione dei proprietari terrieri è stata una procedura autonoma. L’associazione locale così formata ha sviluppato un piano d’accordo con i proponenti del progetto con una procedura svolta in modo molto professionale. È stata fondata così una società a responsabilità limitata per gestire il progetto ed il suo mantenimento. Questa società ha realizzato gli investimenti raccogliendo partecipazioni di investitori privati (gruppi KG), molti dei quali sono locali. In questo modo essi hanno avuto una ulteriore possibilità di partecipare alle entrate del parco eolico, diventando membri di un gruppo KG oppure ereggendo una turbina a proprie spese nell’area del progetto.

Schema parco eolico Panderborn

GbR Associazione

GmbH Società a responsabilità limitata

La società a responsabilità limitata è stata complementare alla struttura organizzativa, ha supervisionato il periodo di costruzione ed organizzato le operazioni tecniche ed amministrative del parco eolico. In totale 91 investitori privati con diverse azioni, che hanno preso parte alle operazioni del parco eolico.

Economia

Tabella 1 – Spese totali d’investimento del progetto di Paderborn

Spese dell’investimento

11 Turbine VESTAS V-66

86,6%

16.310.200€

Fondamenta

3,2%

590.600€

Stazioni di trasmissione

0,3%

55.000€

Rete di connessione, incluse stazioni di trasformazione

4,3%

815.500€

Strade

0,9%

165.000€

Supervisione alla pianificazione e alla costruzione

3%

550.000€

Fondazione della compagnia, consulenza fiscale, consulenza legale

1%

187.000€

Costi di impatto ambientale

0,9%

165.000€

Spese totali d’investimento

100%

18.838.300€

Spesa specifica d’investimento

1.035 € / kW

La tabella mostra la distribuzione degli investimenti totali a Paderborn. Le spese fisse come reti di connessione e strade coprono poche azioni rispetto alle turbine in progetti di questa taglia. Le procedure di pianificazione ed lavoro amministrativo per la fondazione delle compagnie invece è diventato più dispendioso rispetto ai progetti privati dei primi anni 90.

Finanziamenti

Quando fu finanziato il parco eolico di Paderborn, le sovvenzioni dello Stato Federale non erano più disponibili. Questo incentivo è esistito solo agli albori del mercato tedesco. La necessaria partecipazione del 20% fu finanziata dai gruppi KG.

Tabella 2 – I finanziamenti del progetto di Paderborn

 

Finanziamenti

 

Partecipazione di investitori privati

20%

3.767.800€

Prestito ERP*

50%

9.419.150€

Prestito DTA*

30%

5.651.500€

Finanziamento totale

100%

18.838.300€

* prestiti Tedeschi a tasso agevolato

L’economia del parco eolico di Paderborn è basata sul REL, il quale è in vigore da Aprile del 2000. Le tariffe sono regolate in due passaggi: nella prima fase dell’operazione era garantita una tariffa elevata: 0,091€/kWh, nella seconda fase, la quale inizia dopo un certo periodo di tempo legato alla qualità del vento nel sito, era inferiore a 0,062€/kWh. I progetti successivi al 2002 hanno entrambe le tariffe ridotte dell’1,5% all’anno.

La ventosità di Paderborn consente una produzione di 31.350 MWh per anno. Questa produzione energetica include tutte le perdite dovute ai dispositivi tecnici, alla rete ed all’efficienza del parco eolico.

A queste condizioni, la tariffa più bassa entra in vigore dopo 15 anni di attività. Il prezzo medio dell’elettricità per 20 anni di vita arriva quindi a 0,084 €/kWh. Le entrate annuali possono essere calcolate come 2.852.850 € per i primi 15 anni.

Tabella 3 – Introiti annui del progetto di Paderborn

 

Energia generata in un anno

31.350 MWh

Refunding (risarcimento)

0,091 €/kWh

Introiti annui

2.852.850 €

La tabella 4 offre una panoramica sulle spese annue. La maggior parte delle entrate annue è stata usata nei primi 12 anni per estinguere il finanziamento e gli interessi. Dopo 12 anni sono esauriti i pagamenti alle banche. Nel caso del parco eolico di Paderborn gran parte dei costi di operazione e di manutenzione sono stati messi da parte per ragioni di sicurezza finanziaria. Da un lato la liquidità deve essere sufficiente durante gli anni con bassa velocità del vento, a d’altro canto sono necessarie le riserve per coprire costi maggiori per pezzi di ricambio durante il secondo decennio dell’operazione. Le riserve sono calcolate costantemente attraverso tutta la vita dell’impianto, perciò si prevede soltanto un incremento marginale per il secondo decennio. I costi specifici O&M possono essere definiti costanti al livello di 0,03€/kWh e tipicamente raggiungono il doppio dei livelli presenti in siti costieri.

Tabella 4 – Spese annuali del progetto di Paderborn

 

Spese annuali

Manutenzione

88.000€

Assicurazione

53.900€

Affitto delle terre

142.650€

Elettricità e telefono

15.455€

Gestione

165.000€

Riserva

330.000€

Altro

132.000€

Costi totali annuali di O&M

927.005€

Specifica costi O&M (primi 10 anni)

0,03€/kWh

Specifica costi O&M (successivi 10 anni)

0,03€/kWh

Costo capitale (media primi 12 anni)

1.534.500€

Spese totali annuali

2.461.505€

Si può stimare Il prezzo di produzione per kWh di elettricità nel seguente modo: assumendo un periodo di vita di 20 anni, i costi di investimenti specifici arrivano a 0,03€/kWh. Si stima che I costi di O&M rimangano costanti ad un livello di 0,03€/kWh a causa delle riserve costantemente accumulate che coprono tutti i rischi tecnici. Gli interessi totali accumulati arrivano a 33.433.350 € per la durata dell’estinzione del debito. Il costo di produzione dell’energia elettrica risulta di 0,065€/kWh.

Tabella 5 – Figure chiave dopo la pianificazione del progetto di Paderborn

 

Costi specifici di investimento per 20 anni

0,03€/kWh

Costi specifici O&M (media in 20 anni)

0,03€/kWh

Costi medi di capitale per gli interessi del prestito bancario

0,005€/kWh

Costi di produzione di elettricità

0,065€/kWh

Il risultato finanziario di ogni azionista non può essere facilmente stimato perché i benefici dipendono da condizioni fiscali che sono legate al reddito di ogni azionista.

Processo Consultivo

Il processo consultivo è all’incirca coinciso con la fondazione delle società di proprietari terrieri. Poiché sono coinvolti tutti i proprietari, non c’è stata necessità di risolvere lamentele nè sono state necessarie udienze pubbliche.

Difficoltà Incontrate

La strategia di creare la società di proprietari terrieri ha evitato rivendicazioni o discussioni negative. Le autorità locali erano a favore della realizzazione del progetto.

 Identificazione delle Soluzioni

La discussione a proposito della creazione di società di proprietari terrieri è stato un processo che è nato autonomamente dalla base. La partecipazione di tutti i residenti coinvolti è la soluzione che da garanzia di successo al progetto.

Tratto da Welfi

Tradotto da Francesco Paraggio e Patrizia Mastroleo

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Come funziona un parco eolico offshore

24 Marzo 2008

how-offshore3.jpg

I piloni (1) vengono conficcati nel fondale, alla loro base poi sono posizionate delle protezioni per l’erosione come delle massicciate, per evitare danni al fondale.

La parte superiore delle fondamenta è dipinta di un colore vivace per renderle visibili alle navi ed è munita di una piattaforma di accesso per permettere l’ormeggio alle squadre di manutenzione.

Una volta che la turbina è montata, dei sensori posti su di essa identificano la direzione da cui spira il vento e girano la testa, meglio conoscuita come “navicella”, per posizionarla contro il vento. In questo modo le pale possono raccogliere il massimo dell’energia disponibile nel vento. Il passaggio del vento sulle pale dal profilo areodinamico (2), fa si che queste ruotino intorno ad un mozzo orizzontale che è collegato ad un albero nella navicella (3). Questo albero, tramite un moltiplicatore di giri, alimenta un generatore che trasforma il suo moto rotatorio in energia elettrica.

Dei cavi sottomarini (4) portano l’energia ad un trasformatore posto a largo (5) che converte l’elettricità ad un alto voltaggio prima che questa corra verso la sottostazione di consegna a terra (6).

tratto dal sito della British Wind Energy Association

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Come una minaccia diventa opportunita’

16 Marzo 2008

Vista da GelaHo preso conoscenza in questo momento del progetto di parco eolico offshore di fronte alla costa di Gela. I documenti di VIA sono visibili presso il sito del Ministero dell’Ambiente a questo link.

I primi articoli di giornale fanno prospettare un iter turbolento:

” Sul sito del ministero dell’Ambiente, è online dall’11 febbraio la richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale presentata dalla società Mediterranean Wind Offshore per la realizzazione di un parco eolico offshore da 136,8 MW al largo di Gela (CL), progetto sul quale il comune aveva già espresso (ottobre 2006) un parere (consultivo) negativo …

Non ho trovato informazioni sulla società che ha presentato questo progetto, la Mediterranean Wind Offshore S.r.l. e la tematica come avete potuto ben capire leggendo i miei post mi è particolarmente a cuore.

Vista l’esperienza di Termoli, consiglio pubblicamente ai cittadini di Gela di creare un gruppo di supporto al progetto ed alla Mediterranean Wind Offshore di aprirsi e disporre misure di partecipazione locale.

In queste cose i Danesi ci hanno insegnato che la partecipazione porta sempre dei vantaggi. Loro stessi hanno identificato 9 motivi per cui un progetto del genere debba essere partecipato.

Leggere la storia del parco eolico di Middelgrunden può aiutare a capire cosa può diventare un tale progetto, e che potere hanno le comunità locali edi meccanismi di partecipazione.

La maggioranza dei cittadini italiani è favorevole all’eolico, ma è silenziosa. Se per mandare all’aria un progetto del genere basta un solo intrapendente oppositore, cosa riesce a fare una maggioranza attiva?

Francesco Paraggio

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I 9 vantaggi della partecipazione locale

16 Marzo 2008

Tratto dal volume “The Middelgrunden offshore Wind farm, A popular Initiative”, traduzione a cura di Francesco Paraggio.

Il coinvolgimento locale nel progetto di Middelgrunden è risultato un fattore chiave nello sviluppo del progetto. Senza il coinvolgimento dei cittadini il progetto non avrebbe mai avuto successo. Ci sono diverse buone ragioni e vantaggi per un azionionariato diffuso e locale.

1. La partecipazione locale ( n.d.t. azionariato diffuso localmente ) ha come risultato un maggiore potenza installata.

Nei paesi il cui contesto locale e finanziario permette il coinvolgimento locale, l’investimento locale ha giocato un ruolo primario. In Danimarca l’86% delle turbine sono possedute da investitori privati e la maggior parte dei primi progetti sono locali.

2.La partecipazione locale crea dialogo ed accettazione locale

Attraveso il dialogo con diversi gruppi di interesse, l’ufficio per l’energia e l’ambiente di Copenhagen e la cooperativa Middelgrunden, con i suoi 8500 soci, ha generato una consapevolezza diffusa ed un’accettazione sociale sulla disposizione delle turbine e la scelta del sito. L’esperienza Danese mostra ci sono molte più proteste quando dei privati installano eolico rispetto a quando questi lo fanno con la popolazione locale.

3. La partecipazione locale aumenta la consapevolezza

Durante la realizzazione del progetto Middelgrunden più di 50000 persone hanno visitato il suo sito internet. Per molte persone l’energia elettrica diventava così qualcosa in più rispetto a ciò che esce da una presa.

4. La partecipazione locale risolve problemi e conflitti

Il gruppo di lavoro del progetto ha evitato o risolto potenziali conflitti prendendo contatto diretto con i diversi gruppi di interesse locali durante la fase iniziale dello sviluppo. Questi incontri furono organizzati presso la sede della “Association for Beautification of the Capital, and local fishermen” e con il coinvolgimento, di primaria importanza, della società Danese per la consevazione della Natura.

5. L’investimento privato promuove tecnologie migliori e più economiche

Una cooperativa privata spesso pone molta più attenzione ai dettagli di un progetto di quanto ne possa porre una utility, per la quale l’eolico è solo una piccola parte del businness. Questo, per il progetto di Middelgrunden, è significato una soluzione più economica per la connessione alla rete rispetto a quella proposta dalla Copenhagen Energy.

6. La produzione locale richiede meno ilnee di trasmissione e risparmia energia
Nella produzione locale le perdite di rete sono minimizzate. In Danimarca la media delle perdite di rete è di circa il 9%, in alcuni paesi si arriva al 17%. Le perdite interne misurate al parco di Middelgrunden sono del 2,7%, compresi i cavi di connessione alla rete di distribuzione di arriva al 5%.

7. Le turbine locali sono democratiche
Con l’investimento locale nella generazione di energia elettrica, è la gente del posto che prende le decisioni chiavenella pianificazione e nello sviluppo. Ciò richiede maggiori responsabilità a livello locale, il che ha sia vantaggi che svantaggi.

8. La produzione locale rende comprensibile lo sviluppo sostenibile
Il progetto Middelgrunden è un esempio concreto e chiaro di come le persone possano contribuire al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile. Le turbine eoliche ci mostrano il nostro uso di risorse e ci permettono di toccare le conseguenze del loro uso.

9. La partecipazione locale da l’opportunità alle persone di agire per uno sviluppo sostenibile
Il progetto Middelgrunden è stata una opportunità unica nel coinvolgere l’intera popolazione della capitale Danese in un’azione pratica e sostenibile. Questa iniziativa è primaria nel contesto dell’Agenda 21 e del piano d’azione per il summitt internaiozionale di Rio.

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Parco eolico Middelgrunden

15 Marzo 2008

Atterraggio a CopenhagenAtterrando a Copenhagen sono visibili delle turbine a mare. Lo spettacolo è emozionante, un parco eolico offshore praticamente in città.

Come è possibile? Chi ha autorizzato questo scempio? Come ha fatto una compagnia ad ottenere l’autorizzazione a deturpare Copenhagen?

A Termoli, la società Effeventi ha presentato un progetto simile, per giunta molto più distante dalla costa e quindi meno visibile. Si è mobilitata mezza Italia contro con la paura che il nostro paesaggio fosse irreversibilmente intaccato e che i turisti cambiassero meta. Eppure io ho fatto anche il turista a Copenhagen, ho visitato i musei, ho passeggiato in bici sul porto fino alla Sirenetta ed ho pagato per fare un’escursione nel parco eolico offshore di Middelgrunden!

Ho trodotto per la sezione approfondimenti un resoconto di quella che è stata la storia di questo famoso parco eolico, la sua lettura vi farà capire perchè questo sia amato dalla gente di Copenhagen.

Il parco è visibile anche dal satellite, per visualizzarlo in google map clicca qui, è poi possibile visualizzare la produzione in tempo reale e visualizzarne gli storici qui, nelle sezioni “History” ed “Online” sulla sinistra. Peccato però che il sito sia accessibile solo da InternetExplorer!

Francesco Paraggio

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La Storia di Middelgrunden

15 Marzo 2008

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Tratto dal progetto Predac

Traduzione a cura di Francesco Paraggio e Patrizia Mastroleo.

Il parco eolico offshore “Middelgrunden” ha una potenza di 40 MW. Il progetto consiste in 20 turbine di 2 MW ognuna, posizionate a circa 2 km dal porto di Copenhagen in acque poco profonde (3-5 m). Il parco eolico è posseduto per il 50% da una cooperativa e per il rimanente da un’impresa di Copenhagen.

Indagine iniziale

La prossimità del sito alla città di Copenhagen ha fatto sì che questo progetto rientrasse in un’indagine iniziale sul processo pianificatore e sull’impatto ambientale e paesaggistico già nel 1997. Per avviare questa indagine furono stanziati 680.000 € dall’agenzia per l’Energia Danese. L’obiettivo del finanziamento era investigare gli aspetti tecnici e ambientali dell’eolico offshore in un sito molto vicino a Copenhagen. Inoltre il finanziamento copriva un’analisi dell’organizzazione e degli aspetti economici della parte cooperativa del progetto, siccome le cooperative per loro natura non posseggono mezzi economici nelle prime fasi di pianificazione. uesto progetto ottenne le autorizzazioni alla pianificazione nel maggio 1999, e l’approvazione politica formale dall’Agenzia per l’Energia Danese, nel dicembre 1999. La costruzione iniziò nell’aprile 2000 e le turbine iniziarono la loro produzione commerciale nell’aprile 2001.

Il possesso e l’organizzazione

In Danimarca (particolarmente nell’area di Copenhagen) è necessario cercare siti alternativi per i parchi eolici in prospettiva della realizzazione di obiettivi politici concernenti il futuro utilizzo di fonti rinnovabili.

Il coinvolgimento di cooperative su larga scala è essenziale per legittimare il processo di pianificazione e guadagnare consenso popolare in siti così vicini alla città.

La cooperativa

Nel 1996, L’ufficio per l’Energia e l’Ambiente di Copenhagen (CEEO) prese l’iniziativa di proporre ed organizzare il progetto. Dopo aver mappato il potenziale eolico dell’area, venne creato un gruppo di lavoro costituito principalmente da cittadini delle zone interessate dall’eolico. Differenti background personali e cultuali furono rappresentati con l’idea comune che il progetto sarebbe stato un successo. Il CEEO era inizialmente parte del gruppo di lavoro poi si occupò della consulenza della cooperativa.

Chi può comprare le quote?

All’inizio, solo persone dell’area comunale potevano comprare quote, ma nel 1999 in Danimarca entrò in vigore una nuova legge, per cui tutti i cittadini danesi potevano comprarle. Nell’aprile 2000, il parlamento danese cambiò la legge, rimuovendo tutte le restrizioni sulla proprietà. Ognuno (anche non danese) poteva comprare quote sotto determinate condizioni. Questa fu parte della riforma del sistema energetico danese. Queste condizioni cambiarono il contesto dell’energia eolica in Danimarca. Uno dei più importanti cambiamenti fu il rapido passaggio dalla tariffa “feed in” alle tariffe di mercato ed ai certificati di energia rinnovabile.

La società pubblica

Nel 1996 la società Cophenagen Energy (CE) iniziò a valutare la fattibilità di un parco eolico offshore a Middelgrunden. Il comune di Copenhagen possedeva la Copenhagen Energy. Dopo 2 anni di negoziazioni, superate le differenze politiche, fu sottoscritto un contratto tra la cooperativa e la società .

Il dipartimento per l’energia eolica e la società pubblica SEAS, consulente della CE, diressero l’organizzazione del progetto. E’ nella nostra valutazione che entrambe le parti, CE e la cooperativa, hanno guadagnato dal contratto. CE possedeva una forte organizzazione per quanto riguarda la tecnica, ed il lavoro degli appaltatori etc; la cooperativa invece conosceva il settore privato ed aveva entusiasmo, la ditta appaltatrice invece aveva migliori contatti con il settore pubblico e con la stampa. Il mandato basato sul locale e cooperativo, insieme con la municipalità di Copenhagen hanno costituito una significante precondizione per lo sviluppo del progetto. Questa cooperazione ha portato credibilità di fronte ai politici ed al pubblico.

Finanza della cooperativa

La cooperativa consiste in 40500 azioni. Ogni azione rappresenta la produzione di 1000kWh/anno ed è venduta per 568€

Chi sono gli azionisti?

Middelgrunden - Assemblea azionistiHanno aderito all’iniziativa 8500 azionisti, principalmente individui residenti nell’area. Hanno aderito però anche società private, organizzazioni non governative ed istituzioni. Nell’ottobre 2000 furono vendute il 100% delle azioni. Questo progetto rappresenta il più grande parco eolico nel modo con la doppia partecipazione. Tutte le quote sono state pagate in anticipo a garanzia della costituzione della cooperativa. Fu preparato anche un prestito ad hoc per tutti gli azionisti, non senza problemi. Questa è una normale pratica in Danimarca e finchè c’è stata la tariffa minima garantita non ci sono stati problemi a finanziare progetti di parchi eolici.

Finanziare la fase di avviamento

Il caso di Middlegrunden è stato un caso particolare. All’inizio la cooperativa non aveva assolutamente nessun capitale e nessuna esperienza su come finanziare la prima fase per giunta sufficientemente onerosa. Si è iniziato a vendere prenotazioni sulle azioni per finanziare il progetto preliminare. Lo scopo di queste prenotazioni era anche mostrare al governo, alla città , alle differenti autorità ed all’Agenzia per l’Energia Danese che le persone di Copenhagen sostenevano l’idea. Sotto questo aspetto l’iniziativa fu un successo: 10000 persone parteciparono al progetto e pagarono 6.7 € per azione. La cifra raggiunta (67000€) era però insufficiente alla fase di fattibilità e bastò solo all’organizzazione della cooperativa. Questa richiese fondi all’Agenzia per l’Energia Danese e dopo diversi tentativi e tante negoziazioni politiche fu finanziata per 680000 € . La comunità europea non supportò il progetto.

Finanziare la fase della costruzione

Alla fine della fase di fattibilità si iniziarono a vendere le azioni per finanziare la costruzione. C’era bisogno di un’offerta finanziaria per i potenziali azionisti. Furono contattate tutte le principali banche, gli istituti di credito, i produttori di turbine, e gli sviluppatori di eolico. Il risultato fu negativo. Tutti le istituzioni interpellate dicevano buone parole sul progetto ma nessuna diede una sostanziale offerta di finanziamento. La motivazione principale data spesso dalle banche nel rifiutare l’iniziativa fu che questa non ricadeva nell’area su cui le banche erano focalizzate. Alcune banche erano positive, ma non avevano la capacità amministrativa per stipulare prestito per così tante persone. Gli sviluppatori e i produttori di turbine avrebbero partecipato solo se la cooperativa avrebbe comprato i loro prodotti. Alla fine di questo processo si arrivò a richiedere cosa potessero offrire banche più piccole e specializzate. Poche banche infatti sono specializzate nel finanziare azionisti.

Due banche, Ringkjobing Bank e Faelleskassen Bank offrirono prestiti per chi volesse investire nel progetto. Non richiesero nessuna garanzia al di fuori del progetto stesso ed un riporto nella produzione di elettricità. I prestiti furono offerti con un tasso di interesse variabile del 7.40 – 7.45 % , una divisione in 10-15 anni ed una tassa di 40,2 € per prestito. Approssimativamente il 5-10% dei membri ha usato l’offerta del prestito, i restanti hanno pagato in contanti.

Le turbine

Le turbine installate a Middelgrunden sono state le prime da 2MW in mare. Queste stabilirono una nuova serie di standard in termini di performance economica per la tecnologia eolica. Si sarebbero potute scegliere turbine più grandi di 2 MW, ma la decisione di scegliere turbine provate almeno dei mesi limitò la scelta. Le turbine scelte dopo l’offerta furono le Bonus Energy. I dati caratteristici sono mostrati nella tabella 1. Per evitare costi di manutenzione molto alti le turbine sono state costruite in modo che la manutenzione si possa fare senza l’utilizzo di una gru esterna.

L’economia del progetto

Altezza navicella

64m

Diametro rotore

76m

Altezza totale

102m

Produzione stimata

89 GWh

Efficienza del parco

93%

 

 

 

 

 

 

 

Lo Schema delle Energie rinnovabili in Danimarca stabilisce questi prezzi per l’elettricità ceduta alla rete:

Anno

Prezzo fissato €/kWh

Valore aggiunto energia rinnovabile

0-6

0.044

0.036

6-10

0.044

Da 0.013 a 0.036

10-25

Prezzo di mercato

Certificati verdi da vendere

I certificati verdi devono esser venduti sul libero mercato dove i consumatori sono obbligati a comprare una quota ( tipicamente il 20% ) di energia da fonti rinnovabili.

L’investimento totale nel progetto è indicato nella tabelle successive.

Prezzo di produzione dell’energia

0.046€/kWh

Investimento/kW

1.14 €/kW

Produzione annua

89 000 000 kWh

Milioni di €

Turbine

26.11

Fondazioni

9.92

Connessione dal parco a terra

Non incluso

Connessione alla rete offshore

4.56

Progettazione, pubblicità e pianificazione

2.15

Cooperativa

0.54

Ulteriori costi

1.61

Totale

44.89

 

Economia per gli azionisti

Per questo progetto, il prezzo dei certificati verdi è garantito per i primi 6 anni. Le entrate sono esenti da tassazione fino all’acquisto di 5 azioni per persona. Se se ne posseggono in numero superiore, allora il 40% delle entrate sarà ancora esente da tasse.

Esempio: La famiglia Jacobsen ha comprato 1 azione per 568 €

La produzione annua è di 1000 kWh per 1 azione.

Vendita dell’energia

44.24 €

Certificati verdi*

36.19 €

Entrata/anno

80.43 €

Costi di manutenzione

-9.38 €

Entrata netta / anno

71.05

Rata

12,5 %

Anni di ritorno

8 anni

Vita del progetto

20 anni

5% annuo di deprezzamento

28.49 €/anno

Entrate dopo deprezzamento

42.56

Rata dopo deprezzamento

7.5 %

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Vincitore del concorso fotografico Europeo

3 Novembre 2007

Un fotografo Greco ha vinto il primo premio nella competizione “European wind energy photograph” organizzato dall’ EWEA. La fotografia (nel riquadro) è stata scattata da Mihalis Konstandinidis, al parco eolico di Sidirokastro, vicino alla città di Serres. Quando gli è stato chiesto perchè avesse partecipato, ha risposto: “Mi piace come le turbine appaiano come vicina caratteristica del paesaggio antropizzato.”

Sono arrivate più di 2500 foto per questa competizione Europea organizzata in collaborazione con la rivista francese Photo come parte della campagna European Wind Day.

Agli applicanti era chiesto di spedire una fotografia di turbine eoliche purchè fossero installate su suolo Europeo. Il criterio di selezione è stato basato sia sulla creatività che sulla qualità delle foto, in equal misura. Una giuria della rivista Photo ha selezionato le migliori 100, da cui poi per l’EWEA il CEO Christian Kjaer ed il Presidente Arthouros Zervos hanno selezionato le 12 finaliste, tra cui il vincitore. Commentando la presentazione del vincitore, Kajer ha detto:”Mi è piaciuta davvero la prospettiva che offre questa foto – un diverso modo di godere di un bellissimo paesaggio.” Zervos annuisce ed aggiunge: “Durante la mia carriera ho visto tantissime foto di turbine, ma scegliere le 12 finaliste è stato molto difficile a causa dell’alta qualità di tutte quelle proposte.”

Le dodici foto migliori sono state stampate in formato 70 per 100, in modo da poter essere esposte. L’Ewea mette a disposizione i poster a chi sia interessato ad utilizzarli a fini espositivi. Sara’ sufficiente contattare l’ Ewea’s Communication Department: communication(at)ewea.org

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Eolico, fonte non affidabile

22 Ottobre 2007

Previsione di produzione energia eolica molto affidabileAttualmente c’è molta confusione sull’affidabilità delle diverse fonti di energia elettrica. E’ necessario evidenziare che c’è una differenza radicale tra il concetto di variabilità e quello di inaffidabilità.

Nessuna centrale è in grado di funzionare di continuo senza mai fermarsi. Molte fonti definite affidabili come ad esempio le centrali nucleari soffrono di interruzioni inaspettate quando ad esempio i reattori devono essere spenti, spesso e con poco preavviso, per manutenzione essenziale alla sicurezza.

Una inaffidabilità del genere è difficile da paragonare alla variabilità dell’energia eolica, così come le quantità di energia coinvolte sono generalmente maggiori. Per paragone, considerando la variazione totale di energia eolica distribuita su scala nazionale, questa risulta nettamente inferiore all’interruzione di una centrale nucleare. Il vento infatti non smette di soffiare mai contemporanemanete su tutta l’Italia! Ai livelli di penetrazione previsti per l’eolico nella prossima decade sul territorio nazionale, questa variabilità sarà ulteriormente ridotta sul sistema della rete elettrica.

Essendo poi le diverse reti nazionali interconnesse, il problema della variabilità sussiste ancora di meno. Visitando il sito della Energinet , si può seguire in tempo reale come l’energia si muove attraverso la rete Danese e potreste stabilire quanto vento c’è in questo momento in Danimarca in base a quanta energia questa vende ai suoi paesi confinanti.

Un grande vantaggio dell’energia eolica è poi che la risorsa vento è disponibile maggiormente nei mesi più freddi dell’anno, quando la domanda di energia è maggiore.

Bisogna dire poi che esistono sistemi di previsione molto avanzati che permettono a chi gestisce la rete elettrica di prevedere con anticipo di ore e giorni quale sarà l’andamento della produzione di enegia eolica su tutto il territorio nazionale, e di gestire così di conseguenza la variabilità intrinseca di questa fonte. Stabilire se produrre di più con altre fonti che permettono una facile gestione come ad esempio l’idroelettrico e le biomasse e pianificare gli import/export.

E’ vero che non potremo mai provvedere a tutti i nostri bisogni energetici con le turbine eoliche, ma usiamo tecnologie di accumulo, come ad esempio quello idrico per garantire la necessaria continuità. Come in grandi batterie, con i surplus di energia viene pompata acqua in bacini posti più in alto, quando necessaria poi, utilizzata per produrre energia facendola ricadere, come ad esempio l’Enel fa Presenzano in provincia di Caserta.

In futuro poi l’idrogeno potenzialmente offre un nuovo modo di accumulare l’energia. Gli eccessi di energia eolica potrebbero essere usati per produrre idrogento tramite elettrolisi, e quando necessario trasformarlo nuovamente in energia grazie alle celle a combustibile.

Il Sud Italia è una regione estremamente ventilata, abbiamo un grande potenziale che aspetta di essere utilizzato. In futuro tutti i nostri consumi elettrici potranno essere soddisfatti da un mix di fonti rinnovabili complementari, cercando un equilibrio tra l’eolico, il solare, le biomasse e le energie dal mare.

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L’atteggiamento del pubblico verso l’energia eolica

18 Ottobre 2007

Titolo originale: Public Attitudes Toward Wind Power – Traduzione di Fabrizio Bottini tratta da Eddyburg

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Una panoramica degli studi
Gli studi sugli atteggiamenti del pubblico nei confronti dell’energia eolica sono di tipo molto diverso. Spesso questi studi non sono stati condotti con criteri scientifici, ed esiste poco coordinamento tra di loro. Questo rende difficile compiere un’analisi tra i vari contesti nazionali. Le indagini sull’argomento sono state condotte a partire dagli anni ’90 principalmente in paesi come Gran Bretagna, USA, Canada, Svezia, Germania, Olanda, Danimarca. Il presente studio farà una sintesi delle principali conclusioni che è possibile trarre sulla base delle ricerche disponibili. Si noterà, comunque, che esiste una differenza fra l’opposizione agli impianti come atteggiamento negativo, e l’opposizione come comportamento di resistenza contro nuovi insediamenti. Questo studio si concentra sugli atteggiamenti generali e locali verso l’energia eolica, e verso specifici impianti.

Le fonti di energia rinnovabili
Le fonti di energia rinnovabile hanno maggiore credibilità nei confronti del pubblico di quanto non avvenga per quelle non rinnovabili, come combustibili fossili o energia nucleare. Negli USA un sondaggio di opinione nazionale del 1995 ha mostrato che il 42% degli americani ritiene che le fonti di energie rinnovabili come solare, eolica, geotermia, biocombustibili e idroelettrica, dovrebbero essere prioritarie nei finanziamenti federali per la ricerca e sviluppo nel settore energetico. I combustibili fossili e il nucleare, le fonti che forniscono la maggior parte di energia negli USA, vengono per ultime, con il 7 e 9 per cento.
In Danimarca sono state poste le stesse domande. Anche qui l’atteggiamento verso le energie rinnovabili è positivo. A un campione rappresentativo di danesi è stato chiesto se le fonti rinnovabili dovessero avere maggior priorità nelle politiche energetiche nazionali. Secondo il risultato dei questionari, quattro su cinque danesi pensano che le energie rinnovabili debbano avere priorità. Solo il 9 per cento non la pensa così. Non c’è dubbio che le fonti rinnovabili oggi siano considerate una fonte evoluta di produzione energetica. Dietro al termine “energie rinnovabili” c’è comunque una varietà di tecniche di generazione. È quindi interessante indagare se quella di origine eolica gode di un particolare ampio sostegno del pubblico.

L’energia eolica
Un questionario distribuito in Canada chiedeva a un campione rappresentativo di cittadini se avrebbero gradito vedere l’autorità energetica provinciale conferire priorità alla produzione elettrica a generazione eolica. Secondo questo sondaggio il 79% del canadesi ritiene che l’energia generata dal vento debba avere priorità a livello nazionale. La stessa tendenza è osservabile in un sondaggio danese. Ai danesi è stato chiesto se il paese dovesse mirare ad un uso più ampio dell’energia eolica. L’82 per cento della popolazione era favorevole a più energia dal vento. Un’indagine fatta in Olanda ha mostrato la stessa tendenza. L’80% della popolazione olandese era favorevole all’energia eolica, il 5% si opponeva ad essa, e il 15% era neutrale. Gli stessi risultati sono stati ottenuti nel Regno Unito. Qui sono stati condotti dal 1990 al 1996 tredici studi, e anche qui otto su dieci intervistati sostengono l’energia eolica. Quindi, sia alle fonti rinnovabili in generale, che all’energia eolica in particolare, è conferita più credibilità che non alle fonti non rinnovabili come combustibili fossili e nucleare.

Caratteristiche dei favorevoli e contrari
Questo paragrafo si concentra sulle caratteristiche degli atteggiamenti nei confronti di energia e impianti eolici. Questi diversi atteggiamenti sono stati oggetto di varie indagini nel corso degli anni.
Le persone prive di esperienza specifiche con l’energia eolica credono che il rumore sia più forte, rispetto a chi realmente abita vicino alle turbine. I maschi credono che siano più rumorose di quanto non ritengano le femmine. Le persone di mezza età in generale sono più critiche degli altri gruppi di età. Altri risultati dell’indagine danese sono: le donne preferiscono gruppi di 2-8 turbine rispetto a impianti più grandi e rotori isolati; gli uomini preferiscono gruppi di 10-50 turbine rispetto a installazioni singole e parchi più ampi. Gli oppositori valutano l’estetica locale in termini più alti di quanto non facciano per il clima o ad esempio i rischi dell’energia nucleare. Come mostrano sia gli studi americani che quelli svedesi, l’accettazione delle pale in movimento è più alta di quella degli impianti fermi quando non generano energia. Una ricerca sul problema del rumore in Danimarca, Olanda e Germania mostra che il disturbo causato dalle turbine tocca molto poche persone, e il livello di disturbo è pochissimo correlato all’effettivo livello sonoro dei particolari impianti. Invece, il disturbo è connesso ad altre cause, come l’atteggiamento negativo nei confronti delle turbine a vento. L’indagine danese mostra che chi è favorevole alle energie rinnovabili e all’eolico in particolare ha anche un atteggiamento più positivo verso gli impianti locali, li trova meno rumorosi e invadenti nel paesaggio.
Anche se sembra che la percezione individuale di rumori e impatti visivi sia determinata da fattori diversi rispetto all’effettivo livello sonoro e quantità di impianti, ciò non significa che il problema del rumore e degli effetti visivi debba essere trattato in modo superficiale. La scelta delle località deve tener conto di questi aspetti. Ciò probabilmente ridurrà al minimo l’atteggiamento negativo verso specifici progetti.
In una sintesi di ricerche britanniche, vengono analizzati gli argomenti caratteristici a favore e contro l’energia eolica.

Il profilo di chi dice NO
… le energie rinnovabili non possono risolvere i nostri problemi energetici … le turbine a vento sono inaffidabili e dipendono dall’intensità del vento … l’energia eolica è costosa … le turbine a vento rovinano il paesaggio … le turbine sono rumorose

Il profilo di chi dice SI
… l’energia rinnovabile è davvero un’alternativa ad altre fonti … la teoria del mutamento climatico deve essere presa sul serio … l’energia eolica è illimitata, a differenza dei combustibili fossili … l’energia dal vento non inquina … l’energia eolica è sicura

I due profili illustrano bene perché si continua a dibattere sull’energia eolica. Si possono trovare argomenti sia pro che contro, senza il sostegno di fatti. Sono invece gli atteggiamenti ad essere basati su convinzioni e valori individuali. Il fatto che le turbine a vento deturpino o arricchiscano il paesaggio, è una questione di gusti. Se il costo dell’energia eolica è a buon mercato o dispendioso dipende, pure, da quanto si valuta il clima globale, e se si crede nella teoria dell’effetto serra.

Lo studio sul caso di Sydthy
L’ultimo studio condotto in Danimarca sul comune di Sydthy mostra alcuni risultati interessanti. Sydthy ha 12.000 abitanti, e più del 98% dell’energia elettrica consumata è fornita da impianti eolici. Ciò significa che Sydthy è uno dei posti del mondo con la più alta concentrazione di turbine a vento. Il sondaggio di opinione a Sydthy mostra che le persone con un alto livello di conoscenze sulla produzione di energia e le fonti rinnovabili tendono ad essere più positive rispetto all’eolico, di chi ha poche conoscenze.
La distanza dalla turbina più vicina non influenza l’atteggiamento delle persone verso l’eolico in generale. Questo indica che chi vive vicino agli impianti non considera rumori e impatti visivi un problema significativo. Di fatto chi vive più vicino di 500 metri ad una turbina tende ad essere più positivo nei riguardi delle turbine, di chi abita più lontano.
Questa tendenza si conferma se si incrociano gli atteggiamenti verso le turbine a vento in generale con il numero di esse visibile dall’abitazione degli intervistati. Ancora, non emerge uno schema chiaro. Ma le persone che possono vedere fra 20 e 29 turbine tendono ad essere più positive rispetto all’energia eolica di chi ne riesce a vedere solo un piccolo numero. Questo indica, ancora, che la quantità di turbine a vento nell’ambiente locale non influenza negativamente l’atteggiamento delle persone nei confronti dell’energia eolica.
In Danimarca esiste una tradizione di cooperative per l’energia eolica, dove un gruppo di persone condivide un impianto di generazione. Da questo punto di vista il comune di Sydthy è piuttosto unico, con il 58% delle famiglie con una o più partecipazioni in una turbina di proprietà cooperativa. Per quanto riguarda l’atteggiamento generale verso le turbine a vento, il quadro è chiaro. Le persone che possiedono quote sono significativamente più positive di chi non ha interessi economici in materia. I membri delle cooperative del vento sono più propensi ad accettare che si realizzi una turbina nei paraggi.
Chi vive nella zona urbana (definita dai limiti di velocità) tende ad essere più negativo di chi abita in area rurale. Un spiegazione di questo fenomeno può essere che le persone di città hanno un’immagine più romantica della campagna, mentre chi abita in campagna ha un rapporto più pratico con la natura, in quanto risorsa da utilizzare a scopi produttivi.
Nel comune di Sydthy quattro su cinque persone non si ritengono per nulla disturbate dal rumore delle turbine. Come previsto, più lontano abitano da esse, meno subiscono inconvenienti relativi al rumore. Lo studio su Sydthy conferma anche i precedenti risultati degli studi danesi, sulle persone di mezza età come quelle che trovano il rumore più snervante. Gli uomini avvertono il rumore delle turbine più delle donne, e più positivo l’atteggiamento verso l’energia eolica, meno il disturbo percepito. Va ricordato che molte delle turbine di Sydthy sono progettate secondo i livelli di rumorosità ammessi negli anni ’80, e non dei più silenziosi modelli attuali.

Not In My Backyard
C’è una grossa differenza, fra l’energia eolica come idea generale, e le turbine a vento come strutture accettabili nel paesaggio. Come abbiamo visto, le persone sostengono l’idea generale delle energie rinnovabili e di quella eolica. Ma quando si passa a progetti concreti per il territorio locale, l’accettazione sembra scomparire. Questo è definito la sindrome del “ Not In My Back Yard” o, in breve, la sindrome NIMBY. La teoria di base è che le persone sostengono l’energia eolica a livello astratto, ma mettono in discussione specifici progetti locali a causa delle temute conseguenze riguardo principalmente al rumore e agli impatti visivi. La sindrome di NIMBY non è caratteristica degli impianti eolici. Si verifica in molte altre situazioni. Nuove strade, ponti, gallerie, ospedali, aeroporti, impianti nucleari e altre strutture per la produzione di energia, tutti incontrano resistenze a livello delle comunità locali.
Nel Regno Unito sono state effettuate parecchie indagini prima/dopo l’installazione. In un rapporto di ricerca commissionato da BBC Wales, è stato calcolato il sostegno del pubblico locale per l’energia eolica in genere e per tre particolari parchi di turbine, prima e dopo l’impianto.
L’indagine mostra che solo una su cinque persone è in genere contro lo sviluppo dell’energia eolica in Galles, e sette su dieci sostengono gli impianti. Il livello di sostegno generale quindi è più o meno identico a quello di Danimarca e Olanda. Contemporaneamente, alle persone è stata chiesta anche un’opinione prima e dopo la costruzione delle tre wind farms.
Inizialmente, solo il 40% sosteneva i tre progetti, contro il 70% che in generale era favorevole allo sviluppo dell’energia eolica in Galles. In altre parole siamo di fronte a una reazione NIMBY per quanto riguarda specifici impianti di energia eolica. Chi si opponeva ai progettati impianti citava tre motivi per essere contrario. Il principale era la preoccupazione per il rumore. Tre su quattro persone fra quelle contrarie alle turbine citavano il rumore. Le altre due ragioni erano l’interferenza visiva e quella dei campi elettromagnetici. Dopo il completamento dei tre progetti, la BBC Wales ha di nuovo posto le domande sugli atteggiamenti nei confronti delle wind farms.
Se paragoniamo i risultati di prima con quelli di dopo le realizzazioni delle turbine, lo schema appare chiaro. In tutti e tre i casi le persone favorevoli superano quelle contrarie sia prima che dopo. Anche il 36,2% del totale della popolazione che si dichiara non sicuro o non interessato ai progetti prima della realizzazione, sembra spostarsi verso un sostegno dopo l’attuazione (l’indagine contempla solo gli spostamenti netti). Ancora, uno su quattro non approva i progetti.
Un costruttore olandese di impianti eolici, la Energy Connection, ha rilevato lo stesso atteggiamento in Olanda. Qui, come abbiamo detto prima, l’accettazione dell’energia eolica è alta. Ma su specifici progetti il tasso di approvazione sembra abbassarsi nella fase di progettazione e costruzione. Dopo la realizzazione il consenso sembra aumentare avvicinandosi ai livelli di prima.
Le conclusioni sonora sono che l’accettazione da parte del pubblico dell’energia eolica è molto elevata. Essa cade, ad ogni modo, quando si invade il “cortile” degli interessati. Ma il consenso sembra aumentare anche nel territorio locale, dopo l’installazione delle turbine. D’altra parte, che non è favorevole alle energie rinnovabili in generale tende a trovare gli impianti eolici meno accettabili quando si tratta di impatti visivi e acustici. Una sintesi di sondaggi mostra un’altra caratteristica interessante. La comparazione fra atteggiamenti del pubblico in zone con presenza di impianti eolici, e in altre che ne sono prive suggerisce che gli atteggiamenti verso impianti concreti sono di maggiore accettazione in zone che ne hanno già esperienza, di quanto non accada dove non esiste alcuna esperienza. Ciò vuol dire che la sindrome di NIMBY sembra avere le manifestazioni più forti dove non esiste o esiste scarsa conoscenza dell’energia eolica. Questa conclusione indica che l’accettazione da parte del pubblico dell’energia eolica cresce col crescere del livello di informazione. In Cornovaglia si è verificato un significativo mutamento di atteggiamenti da parte dei residenti nell’area della wind farm, prima e dopo la costruzione. In generale la popolazione è diventata più favorevole all’energia eolica. Il 27% delle persone interrogate ha cambiato il proprio atteggiamento da quando le turbine sono in funzione. Di questi, nove su dieci sono diventati favorevoli all’uso dell’energia eolica.
Questa spiegazione basata sull’idea di NIMBY è stata messa in discussione da molti studi. Anche se molti atteggiamenti individuali nei confronti degli impianti locali possono essere descritti come NIMBYismo, ciò sembra essere un fattore minoritario per la maggioranza di chi si oppone ai progetti.
Nell’ultima indagine, nella regione del Friesland, agli olandesi residenti è stato chiesto se volevano più turbine a vento nella specifica zona, e se sostenevano un uso più intensivo dell’energia eolica nel resto del Friesland. Il 61% non obiettava a più turbine in Friesland, purché non fossero collocate nel loro “cortile”. Il 15% non voleva più turbine in generale nella regione. Questa distribuzione dei risultati non differisce in modo significativo dagli studi precedenti. Il fatto interessante di questa indagine, è che agli intervistati è stato anche chiesto se potessero accettare più turbine nella propria zona. Sorprendentemente il 66% erano favorevoli ad accettare altre turbine nella comunità locale, e il 18% era contrario. Ovvero c’erano più persone (5% in più) disposte ad accettare nuove turbine nel proprio “cortile”, di quanti ne accettassero di più nel resto della regione. Questi risultati indicano che esistono variabili nascoste, diverse dall’atteggiamento NIMBY, che condizionano il rapporto dell’opinione pubblica con l’energia eolica a livello locale.
The NIMBY-explanation is probably a too simplistic way of seeing people’s attitudes. There has to be focused on other explanations if public attitude shall be described in a more sophisticated manner. The mentioned study (Wolsink, 1996) concludes, that people in areas with significant public resistance to wind projects are not against the turbines themselves, they are primarily against the people who want to build the turbines. Often the local people are kept out of the decision making process. Some have hostile attitudes against the developers, the bureaucracy or the politicians on beforehand. Those factors have a significant effect on public attitudes in a specific area. Attitudes towards concrete projects are site specific. They are primarily formed by the interaction with central actors and the extent of involvement of local interests are a major explanatory factor.
Anche uno studio recente condotto in Germania mette in discussione l’ipotesi della sindrome NIMBY. Le dimensioni dell’impianto di turbine influenzano in modi non significativi l’atteggiamento del pubblico nei confronti di un progetto. Ciò indica che gli impatti reali legati alle dimensioni dell’impianto, come le trasformazioni del paesaggio, hanno effetti relativamente piccoli sugli atteggiamenti verso specifiche installazioni. La dimensione quindi dice poco rispetto all’atteggiamento. Lo studio conclude invece che, sull’atteggiamento del pubblico nei confronti del progetto, hanno una significativa influenza quelli verso chi lo realizza, i decisori locali, il processo complessivo di decisione. Contemporaneamente, lo studio suggerisce che un approccio partecipativo al progetto di localizzazione ha effetti positivi sull’opinione pubblica, e conduce a una diminuzione delle resistenze. Quello che conta è coinvolgere la popolazione locale nella procedura di localizzazione, entro processi di piano trasparenti, e con un alto livello informativo.

Le persone vogliono essere coinvolte
Lo studio sulla zone del Friesland conferma queste conclusioni. Più dell’85% della popolazione desidera essere tenuta informata sui progetti di nuovi impianti eolici. Il 60% ritiene che diffondere informazioni sia compito dell’amministrazione municipale. Un altro 5% pensa che sia compito dell’autorità provinciale. Solo il 13% crede che tocchi ai mezzi di comunicazione. Nella realtà, le persone di solito traggono le proprie informazioni dai rapporti personali e dai media. Il 49% afferma che andrebbe alle assemblee pubbliche, se fossero tenute. Quindi, esiste una grossa differenza tra il modo in cui le persone vorrebbero essere informate, e il modo in cui funzionano davvero le cose. Un recente studio tedesco rivela che in meno del 50% dei progetti di impianti eolici nel paese, agli abitanti è stata data l’opportunità di esprimere la propria opinione nella fase di piano. E solo nell’8% dei casi in cui gli abitanti sono stati sentiti, i costruttori hanno tenuto assemblee pubbliche di informazione. In un caso su tre l’opinione pubblica ha avuto un’influenza concreta sul processo di localizzazione, caratteristicamente attraverso la possibilità garantita dalla legge di presentare osservazioni formali.
Se si vogliono ridurre al minimo le opposizioni, tutte le parti in causa devono avere effettiva opportunità di influenzare un progetto. Le decisione prese sopra la testa delle popolazioni locali sono il modo più diretto per generare proteste. Restano da vedere, sondaggi a livello internazionale che esaminino approfonditamente questi problemi.

Conclusioni
In tutti i paesi, sia il sostegno del pubblico per le energie rinnovabili che per l’energia eolica in particolare è molto elevato. A livello astratto, circa l’80% della popolazione sostiene l’energia eolica, secondo le indagini esaminate in questo studio. A livello locale il sostegno nelle aree dove operano impianti eolici è egualmente elevato. Ovvero, quattro su cinque persone tendono ad approvare gli impianti, sia in generale che nelle zone che hanno esperienze in proposito. Ciò però non significa che non si manifestino proteste. Basta un oppositore impegnato, ad esempio, per attivare una causa legale contro un’autorizzazione di impianto. Questa è una delle ragioni per cui i conflitti, nei casi di impianti eolici, sono diventati la regola anziché l’eccezione. La carenza di comunicazione fra chi abita dove sarà realizzato un impianto e chi lo vuole realizzare, le burocrazie locali, l’ambito della decisione politica, sembra il perfetto catalizzatore per trasformare lo scetticismo locale in azioni concrete contro progetti specifici. Al contrario, informazione e dialogo sono la strada per l’accettazione.

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