La Danimarca, patria dell’eolico

18 Ottobre 2007

Vista da una turbina eolica - DanimarcaPrima della crisi energetica del 1976, in Danimarca le energie rinnovabili contribuivano con meno del 2% al totale dei consumi energetici e, nel 1999 si è arrivati a circa il 10%. Gli obiettivi ufficiali riportavano il raggiungimento del 20% di energia prodotta da rinnovabili nel 2003. Il totale dei consumi energetici nel 1999 era di 843 PJ ed il totale della produzione di energia da fonti rinnovabili nel 1999 era di 83 PJ. Questo trend positivo fu dovuto ad una progressiva politica verso le rinnovabili durante gli anni 80 e 90 prima grazie al partito conservatore/liberale e poi negli anni novanta al governo social democratico. In tutto il periodo c’è stata una “maggioranza verde” in parlamento che ha dato forma alla pianificazione ed alla legislazione necessaria. Oggi le principali forme di energie rinnovabili utilizzate sono: rifiuti, legno, biomassa e vento.

Contesto legale
Le leggi che maggiormente hanno aiutato lo sviluppo del mercato dell’eolico sono state quelle denominate “feed in”. Queste leggi sono state in vigore fino al primo gennaio 2000, esse prevedevano un prezzo di 0.08 €/kWh ed erano basate su due principi: Il prezzo minimo garantito per l’elettricità ed il diritto alla connessione in rete ed obbligo di acquisto di tutta l’elettricità da fonte rinnovabile. I progetti esistenti mantenevano queste tariffe per 12000 ore di pieno carico (circa 6 anni) e dopo 10 anni il prezzo diventava quello del mercato elettrico più un certificato di energia rinnovabile.

2003: Anno della liberalizzazione del mercato elettrico
Il primo gennaio 2003 è stato introdotto il libero mercato elettrico in Danimarca. Dal primo gennaio 2000 fino a questo giorno, alcuni accordi mantennero il prezzo fisso e l’accesso alla rete, ma dal primo gennaio 2003 queste condizioni sono cambiate per i nuovi progetti. Il parlamento danese ha concordato un prezzo minimo di 0.0035 €/kWh ed un prezzo massimo di 0.0048 €/kWh per tutti i nuovi progetti.

Impatto della pianificazione

La pianificazione comunale e regionale ha giocato un importante ruolo nella promozione e nell’assicurare spazio all’energia eolica in Danimarca. Uno dei principali punti su cui si è concentrato il sistema di pianificazione Danese è stato controllare e concentrare le turbine sul territorio. In generale molte municipalità preferivano parchi di turbine al posto di singole turbine o gruppi di 2-3 turbine. Pertanto molte persone sono andate incontro alle autorità di pianificazione centrale perché altrimenti non avrebbero potuto ottenere l’autorizzazione per una turbina locale.

Quadro finanziario
Parchi eolici in DanimarcaGli investimenti locali venero tenuti in notevole considerazione in tutti i settori, ma principalmente in quello dell’energia decentralizzata. “Sistemi decentralizzati” sono considerati l’energia eolica, i “villaggi energetici”, le cooperative di alloggio, il biogas, il riscaldamento solare, il fotovoltaico etc. Rifiuti e biomassa invece sono inceneriti in impianti centralizzati. L’investimento locale e cooperativo fu strettamente legato al settore dell’energia eolica. Nel 2002 si è raggiuse la quota dei 2465 MW: il 58% dei quali posseduto da locali, principalmente agricoltori con una singola turbina, il 26% da cooperative ed il restante 15% da grandi società. L’eolico nel 2002 copriva circa il 14% dei consumi totali di energia elettrica. Dal 1995 la maggior parte delle turbine fu installata da cooperative. All’inizio queste erano organizzate come società per azioni a responsabilità limitata. La legislazione fiscale rese ciò difficile, pertanto molte cooperative oggi sono organizzate come associazioni, il che significa che le turbine sono personalmente possedute da tutti gli azionisti. Le associazioni hanno responsabilità illimitata e ciò comporta determinate esigenze nello sviluppo di progetti. Questa condizione allontana molte persone, spaventate dalle ripercussioni della responsabilità illimitata. Ma il rischio è minimizzato dall’abilità di non contrarre debito, garantita dallo stesso statuto delle associazioni che inoltre sancisce la necessità di un’adeguata assicurazione sui progetti.

Questa sicuramente è una restrizione finanziaria, ma è necessaria per assicurarsi la fiducia dei soci e ridurre il loro rischio. L’autorità suprema dell’associazione è l’assemblea dei soci, ciò però comporta lentezza nelle decisioni se non è tutto ben preparato. Dopo il 1995 insieme alle associazioni, anche gli agricoltori con singole turbine presero il controllo del mercato. Avvenne per più ragioni: le grandi turbine diventavano più economiche ed era più facile per uno sviluppatore proporre e vendere una singola turbina ad un agricoltore. Il processo di autorizzazione era molto difficile e ciò promosse l’installazione di singole turbine. Le statistiche sulle risorse finanziarie sono rare. La maggior parte di queste singole turbine sembrava essere finanziata con prestiti ordinari ed alcuni progetti erano finanziati con ipoteche. Per quanto riguarda le associazioni, la maggior parte dei soci pagava la propria quota in contanti e circa il 10% di questi aveva contratto un debito per poterla pagare. In Danimarca è ormai pratica usuale contrarre un tale debito. L’attuale mercato libero dell’energia, dall’inizio del 2003 ha invece reso molto più difficile finanziare nuovi progetti.

Contesto Sociale
In generale, la partecipazione ed il finanziamento locale per le energie rinnovabili è stato molto incentivato e promosso dalla politica, dalla cultura e dalla storia Danese. Dal 1975, una strategia di informazione attiva ha giocato un ruolo fondamentale nell’assicurare la partecipazione locale. Questa strategia è stata sviluppata dalle Scuole superiori locali, dagli uffici locali per l’Energia, dall’Organizzazione per le energie rinnovabili (OVE), dai Folkcenter, dall’associazione Danese per l’Energia Eolica ed è stata supportata da fondi dell’Agenzia Danese per l’Energia.

Background Storico del movimento delle cooperative
N.F.S. Grundtvig, nato nel 1783, è il padre del movimento delle cooperative. Egli fu un importante teologo, autore e poeta, credeva che ognuno può e deve fare cose che corrispondono al proprio background ed alla propria storia. In accordo con il suo insegnamento, il suo obiettivo era svegliare la coscienza individuale nazionale ed il proprio senso di identità. Ciò guidò ed indirizzò le persone nella consapevolezza che ognuno era capace di cambiare la propria condizione di vita. Le persone furono ispirate dalle sue parole a costruire tante scuole superiori in tutta la nazione. Gli agricoltori ebbero una educazione e successivamente gran parte dell’agricoltura Danese e dell’industria ad essa connessa si organizzò in forma cooperativistica. Questo è il background storico del moderno movimento di cooperative eoliche e del coinvolgimento di attori locali nel business dell’eolico.

Investimento locale nell’energia eolica: L’evoluzione
Come precedentemente menzionato, il sistema del prezzo minimo garantito dell’energia fu il principale motivo della crescita della proprietà locale di turbine eoliche e del loro locale finanziamento. Nella legislazione originale, il principio fondante consisteva prima nel coinvolgimento finanziario delle persone che vivevano nei pressi delle turbine e successivamente nel coinvolgimento di persone esterne per quote relative ai propri consumi. Ai contadini era consentito di installare una turbina nei propri terreni. L’intenzione era di creare un crescente coinvolgimento popolare nello sviluppo dell’energia eolica danese. Oggi, questa prospettiva non è parte della politica danese. La riforma fiscale del 1993 ha favorito lo sviluppo di parchi posseduti da singoli imprenditori e sfavorito quelli delle cooperative. Inoltre ha permesso per un periodo di comprare terreni su cui era possibile installare turbine ed aggiungerli a possedimenti di singoli imprenditori, facendo perdere ai locali il diritto di rivendicare la partecipazione agli utili dei parchi eolici. L’entità delle azioni passò da 9000 kWh per famiglia fino a 30000 kWh a persona maggiorenne che viveva nella proprietà. Dal 2001 scomparvero le regole sulla proprietà e tutti, quindi anche investitori esteri, potevano possedere parchi eolici in Danimarca in accordo con le politiche di globalizzazione e liberalizzazione.

Tratto dal progetto Predac

Traduzione a cura di Francesco Paraggio

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Le turbine rovinano il paesaggio

18 Ottobre 2007

Pesaggio eolicoQuesto è un problema estremamente soggettivo. Essere visibile non necessariamente coincide con l’essere intrusivo. Mentre alcune persone esprimono preoccupazione circa gli effetti delle turbine eoliche sulla bellezza del paesaggio, altre le considerano eleganti , belle e simbolo di un futuro migliore e meno inquinato. Il paesaggio in cui viviamo è largamente antropizzato ed in continua evoluzione; in confronto ad altre forme di produzione di energia come il nucleare, il carbone, i rigassificatori e le centrali a turbogas, l’eolico ha un impatto minore su di esso.

Guarda che scempio!Un aumento nell’utilizzo di fonti rinnovabili ed un maggior uso di energia eolica significherà che avremo più strutture visibili nel paesaggio urbano e naturale, ma la maggior parte delle organizzazioni ambientaliste internazionali come ad esempio il WWF o GreenPeace credono che abbiamo bisogno di queste forme di produzione di energia per garantire il fabbisogno energetico delle nostre vite. Se non scegliamo fonti di energia rinnovabili, i cambiamenti climatici altereranno in maniera radicale ed irreversibile la maggior parte del nostro paesaggio così come le forme di vita animale e vegetale da esso ospitate.

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha pubblicato delle linee guida la cui lettura può essere utile a capire quali sono le innumerevoli attenzioni che chi sviluppa parchi eolici segue per un corretto inserimento delle turbine nel paesaggio italiano.

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I turisti odiano le turbine

17 Ottobre 2007

Eolico a CopenhagenNon c’è nessuna prova che i parchi eolici siano un deterrente per i turisti, infatti molte centrali eoliche sono di per sè delle attrazioni turistiche. Gli esempi sono innumerevoli e non necessariamente oltralpe.

In Italia ad Albanella, in provincia di Salerno, il parco eolico è utilizzato come scenario di concerti ed è stato creato un museo su questa tecnologia tanto discussa.

In Trentino Alto Adige poi è possibile partecipare a visite guidate su diversi impianti a fonti rinnovabili grazie all’ammirabile iniziativa enertour promossa da Tis Innovation Park, che inoltre ha pubblicato anche una guida turistica dedicata a tali impianti.

In Inghilterra invece, la prima centrale eolica commerciale a Cornwall ha ospitato 350000 visitatori nei suoi primi 8 anni di vita. E’ stato aperto un centro sull’energia nei suoi pressi nel 2001 che ha ospitato 50000 visitatori nel primo anno.

A Swaffham, Norfolk ancora in Inghilterra, i turisti fanno la fila per salire su di una turbina e godersi il panorama.

In Scozia, la Market Opinion Research Institute ha realizzato un sondaggio sul rapporto turismo e parchi eolici nell’area di Argyll. 80% dei turisti intervistati dicono che sarebbero stati interessati a visitare la centrale eolica se ci fosse stato un centro aperto al pubblico.

In Danimarca infine molte agenzie turistiche organizzano visite guidate in barca al parco eolico offshore Middlegrunden a Copenhagen di fronte alla sirenetta, maggiore meta turistica del paese.

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